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martedì 17 aprile 2018

Ilaria Alpi, al via l’udienza per decidere sulla richiesta di archiviazione e il presidio davanti al tribunale di Roma dei rappresentanti dei giornalisti italiani


Avrà luogo stamattina l’udienza per decidere sull’archiviazione del caso Ilaria Alpi. In concomitanza si terrà un presidio a piazzale Clodio, a Roma, a partire dalle 9.30 con i rappresentanti di Fnsi, Usigrai, Cdr del Tg3, Cnog, Articolo21 e rete NoBavaglio. I rappresentanti dei giornalisti italiani si ritroveranno davanti al tribunale di Roma, appunto a piazzale Clodio, per chiedere che si continui a cercare la verità sull’assassinio dell’inviata del Tg3 Ilaria Alpi e dell’operatore di Videoest Miran hrovatin avvenuto a Mogadiscio il 20 marzo 1994.
Una richiesta di archiviare il procedimento che è stata avanzata dalla procura di Roma nel 2017 per l’impossibilità di risalire al movente e agli autori del duplice omicidio di Mogadiscio, avvenuto 24 anni fa a Mogadiscio, in Somalia. Un copione che si ripete: già nel 2007 c’era stato da parte della Procura di Roma un tentativo di archiviare il caso. Tentativo respinto dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Roma, Emanuele Cersosimo. Allora la richiesta di archiviazione era stata chiesta dal pm Franco Ionta, terzo magistrato che si è occupato del caso della giornalista uccisa a Mogadiscio. E prima ancora, a febbraio del 2006, ci aveva pensato la Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Alpi-Hrovatin con la sua verità politica. A dare un colpevole alla famiglia Alpi ci aveva pensato il testimone chiave: Ahmed Ali Rage detto Jelle. Così era stato condannato a 26 anni di reclusione Hashi Omar Hassan per concorso nell’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin il 20 marzo 1994. Quindi a Perugia, il 12 gennaio 2017, si legge nella sentenza: “…deve revocarsi la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Roma nei confronti di Hashi Omar Hassan, con conseguente assoluzione del predetto reato ascrittogli per non aver commesso il fatto…indipendentemente da chi fosse stato l’effettivo ‘suggeritore’ della versione dei fatti da fornire alla polizia… il soggetto Ahmed Ali Rage detto Jelle potrebbe essere stato coinvolto in un’attività di depistaggio di ampia portata… attività di depistaggio che ben possono essere avvalorate dalle modalità della ‘fuga’ del teste e dalle sue mancate concrete ricerche…”. Da qui la notizia emersa il 30 marzo di quest’anno che la Corte d’Appello di Perugia ha disposto un risarcimento per ingiusta detenzione di oltre 3 milioni di euro per Hashi, il somalo che ha scontato quasi 17 anni di carcere per l’assassinio di Mogadiscio. Nel 2012, esattamente il 10 ottobre, si è chiuso per prescrizione il processo per calunnia contro il testimone chiave Jelle.
Intanto sempre nel 2007 era stato scritto sull’ordinanza di rigetto del gip Cersosimo: «Da un’analisi complessiva degli elementi indiziari raccolti dagli inquirenti – si legge nell’ordinanza di rigetto del gip, che ribalda le conclusioni raggiunte finora dalla magistratura – la ricostruzione della vicenda più probabile e ragionevole appare essere quella dell’omicidio su commissione, attuato per impedire che le notizie raccolte da Ilaria Alpi e Miran Hrovatin in ordine ai traffici di armi e rifiuti tossici avvenuti tra l’Italia e la Somalia venissero portati a conoscenza dell’opinione pubblica italiana». Da allora sono passati dieci anni e si è tornati al punto di partenza: né un movente né gli esecutori. Eppure negli anni, 24 in tutto, è stato detto di tutto, è stato fatto di tutto per impedire che si arrivasse alla verità. È alla portata di tutti, l’ultima intervista fatta da Ilaria al sultano di Bosaso Abdullahi Moussa Bogor. È chiaro quello che stava cercando Ilaria. Lo ha anche confermato lo stesso Bogor l’8 febbraio del 2006 alla Commissione parlamentare d’inchiesta. Nel corso dell’intervista – durata tre ore e di cui arrivano in Italia solo 20 minuti di girato - Ilaria chiede al sultano di Mugne, della nave sequestrata, degli scandali della cooperazione italo-somala, delle armi, dei rifiuti tossici seppelliti lungo la strada Garoe-Bosaso. Tutti argomenti affrontati e confermati da Bogor. Sultano finito nel registro degli indagati, la cui posizione è stata successivamente archiviata, quando si è occupato di indagare il pm Pititto. Lo stesso che decide, dopo aver assunto l’incarico, di riesumare il corpo di Ilaria per effettuare l’autopsia. Autopsia che non era stata eseguita al rientro della sua salma in Italia. È lo stesso Pititto che riesce a far arrivare, attraverso la collaborazione con la Digos di Udine e la fonte confidenziale, i due testimoni oculari: la guardia del corpo e l’autista. Ma due giorni prima che questi venissero interrogati, Pititto viene sollevato dall’incarico. Perché?
Serena Marotta


domenica 8 aprile 2018

Palermo, presentazione del libro “Ciao Ibtisam. Il caso Ilaria Alpi di Serena Marotta”


Comunicato stampa


Palermo, venerdì 13 aprile 2018 – Sarà presentato alla Rai di viale Strasburgo, 19, a Palermo, venerdì 13 aprile alle ore 18.00, il libro dal titolo “Ciao, Ibtisam! Il caso Ilaria Alpi” della giornalista palermitana Serena Marotta. Un’inchiesta quella ricostruita dall’autrice che descrive questi 24 anni di depistaggi sul caso Ilaria Alpi e Miran Hrovatin uccisi a Mogadiscio il 20 marzo 1994. Ancora oggi non si è arrivati  a punire i responsabili del duplice omicidio, ma si è arrivati a delineare il movente. Quello dell’inviata del Tg3 e del suo operatore Miran Hrovatin è stato un «omicidio su commissione, attuato per impedire che le notizie raccolte da Ilaria Alpi e Miran Hrovatin in ordine ai traffici di armi e rifiuti tossici avvenuti tra l’Italia e la Somalia venissero portati a conoscenza dell’opinione pubblica italiana». Intanto il prossimo 17 aprile si attende la decisione sull’archiviazione del caso. Richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Roma.
Relatori e qualifiche
Salvatore Cusimano direttore sede regionale Rai per la Sicilia
Alberto Samonà giornalista e scrittore
Serena Marotta giornalista e scrittrice
Mariangela Gritta Grainer già Presidente dell’Associazione Ilaria Alpi
Fabio Gagliano editore Informazione libera
Liborio Martorana editore Informazione libera
Mario Tralongo fondatore associazione informazione libera network
Salvatore Ciulla fondatore associazione informazione libera network
Fabrizio Vasile scrittore e ideatore eventi culturali
Il libro
La prefazione del libro è stata realizzata da Mariangela Gritta Grainer (già Presidente dell’Associazione Ilaria Alpi) e la postfazione da Fabio Gagliano (medico e scrittore). «Ibtisam» è la traslitterazione della parola araba che significa sorriso. La scelta del titolo nasce dal desiderio di fare un omaggio a Ilaria Alpi, inviata del Tg3, che amava il mondo arabo. Ilaria che tutti ricordano proprio per quel sorriso che non l’abbandonava mai. Ilaria Alpi era una persona determinata, una «signora giornalista», una persona semplice e generosa. Ha tanto voluto quel viaggio, il settimo, l’ultimo. Con lei il 20 marzo 1994, a Mogadiscio, c’era l’operatore Miran Hrovatin di Videoest di Trieste. Quello è stato il loro ultimo viaggio. Sono passati ventiquattro anni da quell’esecuzione avvenuta per le strade di Mogadiscio. Ventiquattro anni senza conoscere la verità, tra depistaggi, false dichiarazioni, ritrattazioni. Ci sono stati tre processi e una Commissione parlamentare d’inchiesta per tentare di dare un volto e un nome a chi ha voluto questo duplice omicidio. Due tesi opposte si sono fronteggiate in questi anni: quella della sparatoria conseguente a un maldestro tentativo di rapina, nel quale emerge la figura del capro espiatorio Hashi (il somalo che è stato incarcerato ingiustamente per quasi 18 anni e al quale adesso è stato riconosciuto un risarcimento pari a tre milioni di euro) contro quella, ben più consistente, di un attentato premeditato per bloccare le inchieste che Ilaria stava conducendo in terra somala su un coacervo di traffici illeciti di armi e rifiuti, scomode anche per l’Italia. “Ciao, Ibtisam” mette insieme i tasselli di un mosaico. Una storia che ha visto susseguirsi e precedere una serie di morti sospette. Il libro si apre con il racconto di quei momenti: l’agguato a Ilaria e Miran. Dal secondo capitolo, invece, incomincia a tracciare il percorso seguito dagli inquirenti che si sono occupati delle indagini sino ad arrivare al processo di primo grado del 1999 contro il somalo Hashi Omar Hassan. Per passare poi a delineare i fatti di cronaca del periodo in cui viene commesso il duplice omicidio. Quindi si parla dei due processi, quello della Corte d’Appello del 20 ottobre 2000 e d’Appello-bis del 10 maggio 2002, che vedono imputato ancora lui: Hashi, detto “Faudo”. La penultima parte è dedicata invece al lavoro della Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Alpi-Hrovatin. Infine, l’ultimo capitolo ricostruisce le tappe di Ilaria e Miran nei dieci giorni trascorsi in Somalia: Mogadiscio, Balad, Merca, Johar, Bosaso, Gardo, Bosaso, Mogadiscio. Al libro è allegata la lettera che Giorgio Alpi, padre di Ilaria, ha scritto nel 2008 per ringraziare Serena Marotta per il «grande contributo a non dimenticare» svolto con il lavoro di questo libro, allora pubblicato come tesi di laurea.
Informazioni sull’autore
Serena Marotta è nata a Palermo il 25 marzo 1976. Ciao, Ibtisam è il suo primo libro.  È una giornalista pubblicista, laureata in Giornalismo. Ha collaborato con il Giornale di Sicilia e con La Repubblica, ha curato vari uffici stampa, tra cui quello di una casa editrice, di due associazioni, una di salute e l'altra di musica, scrive per diversi quotidiani online ed è direttore responsabile del giornale online radiooff.org. Appassionata di canto e di fotografia, è innamorata della sua città: Palermo.
Casa editrice
Informazione libera è nata a Palermo il 9 febbraio 2018. L’idea è di un gruppo di professionisti, tra medici, insegnanti, creativi, artisti, giornalisti per dare spazio alla creatività, a chi ha voglia di esprimersi, di disegnare con le parole. Chi ha voglia di raccontare, di esprimersi raccogliendo le proprie idee: inchieste, racconti, gialli e molto altro, tutto  in un contenitore meraviglioso: il libro. Una casa editrice che non ha grandi pretese, se non quelle di dare voce a chi ha una passione e la vive forte sulla propria pelle.
La storia della casa editrice
“Dove esistono una voglia, un amore, una passione, lì ci sono anch’io”. Lo diceva Giorgio Gaber ed è questo lo spirito che anima la redazione di Radio Off, nata dall’idea e dalla passione per il giornalismo, per la cultura, per il sociale, per la legalità. Un progetto che è iniziato a partire dal 2013 ma che ha visto la sua attuazione solo nel 2016. Così a dicembre del 2015 è nata l’associazione, “Associazione informazione libera network” e a luglio del 2016 le prime trasmissioni radio e, in contemporanea, anche il giornale online “Radio Off”. Da allora Radio Off è sul web: www.radiooff.org e sui social.
Contatti
Serena Marotta tel. 392.1468313
e-mail: semarotta@yahoo.it


domenica 18 marzo 2018

“Ciao Ibtisam. Il caso Ilaria Alpi”, il libro inchiesta di Serena Marotta | VIDEO INTERVISTA


“È difficile sapere che cosa sia la verità. Ma a volte è molto facile riconoscere la falsità”. Partiamo da questa citazione, presente nella prefazione, per introdurre il libro “Ciao Ibtisam. Il caso Ilaria Alpi”, scritto dalla giornalista Serena Marotta, edito da Informazione libera.
Dopo una tesi pubblicata, e molto apprezzata dalla famiglia Alpi (il padre ha inviato a Serena una lettera di ringraziamento che apre la nostra intervista) è stato forte l’impulso ad approfondire una storia che, a distanza di 24 anni, rimane nebulosa e rischia di cadere nell’oblio.
Ad aprile, infatti, si attende la risposta alla richiesta di archiviazione presentata dalla Procura di Roma.
Tutti ricordiamo il sorriso, vivace e sincero, e gli occhi, profondi e indagatori, di Ilaria Alpi; così come non si cancellano dalla memoria le interviste dei genitori, da allora in cerca di giustizia e verità.
Quello del marzo del 1994 fu il settimo viaggio a Mogadiscio di Ilaria, accompagnata questa volta dall’operatore Miran Hrovatin, compagno anche di morte.
ilaria alpi milan hrovatin
Anche se il triste epilogo della vicenda lo custodiamo come storia del nostro paese, scuote rileggere, tra le pagine del libro della Marotta, l’evoluzione delle indagini e dei processi: dalla scarcerazione, dopo diciotto anni, di uno dei presunti colpevoli poi ritenuto innocente ai tentativi di archiviazione.
E’ un dovere, dunque, per chi è rimasto cercare di portate luce e pace a chi, come Ilaria, nella vita, così come nella professione, ricercava la verità.