Il codice Isbn (che sta per International Standard Book Number: numero standard internazionale per i libri) viene aggiunto al normale codice a barre per la catalogazione dei libri. È formato da tre gruppi di numeri che identificano, nell’ordine, la nazione dove è stato stampato (l’Italia è indicata dal numero 88), la casa editrice (meno cifre contiene questo numero, più titoli possiede la casa editrice indicata), l’opera (autore e titolo; in questo caso più cifre contiene il numero, più titoli sono presenti nel catalogo). L’ultimo numero è di controllo ossia deve corrispondere, secondo una equazione matematica, a tutti i numeri precedenti.
mercoledì 25 aprile 2018
lunedì 23 aprile 2018
Articoli dal web: «Le panchine letterarie di Londra»
Nell’estate del 2014 sono state installate a Londra 50 panchine a forma di libro aperto decorate da illustratori ed artisti locali. Scopriamole tutte…
MILANO – Quando creatività artistica e qualità letteraria si fondono, il risultato è assicurato. In attesa del nuovo progetto della National Literary Trust – associazione culturale no profit fondata nel 1993 con lo scopo di migliorare il livello culturale nelle zone più svantaggiate del Regno Unito – vogliamo proporvi una delle loro iniziative più creative e di maggiore successo: le Panchine Letterarie.
domenica 22 aprile 2018
Video: Palermo, La via dei librai 2018
Palermo, III edizione della manifestazione “La via dei librai” organizzata dall’associazione Cassaro Alto. Domani, domenica 22 aprile, la presentazione alle 16 del libro “Ciao, Ibtisam! Il caso Ilaria Alpi” di Serena Marotta pubblicato da Informazione libera.
Isola Vincenzo Consolo, piano della Cattedrale.
radiooff
Tre processi, una commissione d'inchiesta e 24 anni di depistaggi. Un colpevole che non è colpevole, rilasciato dopo quasi 17 anni di carcere "per non aver commesso il fatto". Due tentativi di chiudere il caso: nel 2006 con la commissione parlamentare d'inchiesta e nel 2007 da parte della procura di Roma. Richiesta respinta. Adesso? A luglio del 2017 un nuovo tentativo di mettere la parola fine con la richiesta di archiviare il caso sul duplice omicidio di Mogadiscio, avvenuto il 20 marzo 1994. Quindi l'udienza preliminare del 17 aprile 2018, che è stata sospesa: sono emersi nuovi documenti. Si tratterebbe di intercettazioni tra due cittadini somali che risalgono al 2012, trasmessi dalla procura di Firenze a quella di Roma... tutto è rinviato all'8 giugno. Intanto #NoiNonArchiviamo
#Ilaria Alpi e Miran Hrovatin
Isola Vincenzo Consolo, piano della Cattedrale.
radiooff
Tre processi, una commissione d'inchiesta e 24 anni di depistaggi. Un colpevole che non è colpevole, rilasciato dopo quasi 17 anni di carcere "per non aver commesso il fatto". Due tentativi di chiudere il caso: nel 2006 con la commissione parlamentare d'inchiesta e nel 2007 da parte della procura di Roma. Richiesta respinta. Adesso? A luglio del 2017 un nuovo tentativo di mettere la parola fine con la richiesta di archiviare il caso sul duplice omicidio di Mogadiscio, avvenuto il 20 marzo 1994. Quindi l'udienza preliminare del 17 aprile 2018, che è stata sospesa: sono emersi nuovi documenti. Si tratterebbe di intercettazioni tra due cittadini somali che risalgono al 2012, trasmessi dalla procura di Firenze a quella di Roma... tutto è rinviato all'8 giugno. Intanto #NoiNonArchiviamo
#Ilaria Alpi e Miran Hrovatin
sabato 21 aprile 2018
Palermo, spazio ai libri: al via la manifestazione “La via dei librai” dell’associazione Cassaro Alto
Il profumo della carta stampata, in un meraviglioso contenitore: il libro. Tutto lungo il Cassaro di Palermo, la via dedicata ai libri che, per la terza edizione, anche quest’anno apre le porte a “La via dei librai”, la manifestazione culturale organizzata dall’associazione Cassaro Alto.
Prenderà il via domani a partire dalle dieci di mattina e vedrà autori, editori, associazioni culturali e artisti impegnati lungo la strada con spazi espositivi per poter leggere, acquistare i libri, assistere alle presentazioni che si svolgeranno per l’intera giornata lungo le isole: Consolo, Sciascia e Quasimodo.
continua a leggere l'articolo su Radio Off
giovedì 19 aprile 2018
Ciao, Ibtisam! Il caso Ilaria Alpi intervista Tg3
L'intervista a Serena Marotta su Tg3.
Servizio di Roberto Ruvolo
18 aprile 2018
martedì 17 aprile 2018
Ilaria Alpi, al via l’udienza per decidere sulla richiesta di archiviazione e il presidio davanti al tribunale di Roma dei rappresentanti dei giornalisti italiani
Avrà luogo stamattina l’udienza per decidere sull’archiviazione del caso Ilaria Alpi. In concomitanza si terrà un presidio a piazzale Clodio, a Roma, a partire dalle 9.30 con i rappresentanti di Fnsi, Usigrai, Cdr del Tg3, Cnog, Articolo21 e rete NoBavaglio. I rappresentanti dei giornalisti italiani si ritroveranno davanti al tribunale di Roma, appunto a piazzale Clodio, per chiedere che si continui a cercare la verità sull’assassinio dell’inviata del Tg3 Ilaria Alpi e dell’operatore di Videoest Miran hrovatin avvenuto a Mogadiscio il 20 marzo 1994.
Una richiesta di archiviare il procedimento che è stata avanzata dalla procura di Roma nel 2017 per l’impossibilità di risalire al movente e agli autori del duplice omicidio di Mogadiscio, avvenuto 24 anni fa a Mogadiscio, in Somalia. Un copione che si ripete: già nel 2007 c’era stato da parte della Procura di Roma un tentativo di archiviare il caso. Tentativo respinto dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Roma, Emanuele Cersosimo. Allora la richiesta di archiviazione era stata chiesta dal pm Franco Ionta, terzo magistrato che si è occupato del caso della giornalista uccisa a Mogadiscio. E prima ancora, a febbraio del 2006, ci aveva pensato la Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Alpi-Hrovatin con la sua verità politica. A dare un colpevole alla famiglia Alpi ci aveva pensato il testimone chiave: Ahmed Ali Rage detto Jelle. Così era stato condannato a 26 anni di reclusione Hashi Omar Hassan per concorso nell’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin il 20 marzo 1994. Quindi a Perugia, il 12 gennaio 2017, si legge nella sentenza: “…deve revocarsi la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Roma nei confronti di Hashi Omar Hassan, con conseguente assoluzione del predetto reato ascrittogli per non aver commesso il fatto…indipendentemente da chi fosse stato l’effettivo ‘suggeritore’ della versione dei fatti da fornire alla polizia… il soggetto Ahmed Ali Rage detto Jelle potrebbe essere stato coinvolto in un’attività di depistaggio di ampia portata… attività di depistaggio che ben possono essere avvalorate dalle modalità della ‘fuga’ del teste e dalle sue mancate concrete ricerche…”. Da qui la notizia emersa il 30 marzo di quest’anno che la Corte d’Appello di Perugia ha disposto un risarcimento per ingiusta detenzione di oltre 3 milioni di euro per Hashi, il somalo che ha scontato quasi 17 anni di carcere per l’assassinio di Mogadiscio. Nel 2012, esattamente il 10 ottobre, si è chiuso per prescrizione il processo per calunnia contro il testimone chiave Jelle.
Intanto sempre nel 2007 era stato scritto sull’ordinanza di rigetto del gip Cersosimo: «Da un’analisi complessiva degli elementi indiziari raccolti dagli inquirenti – si legge nell’ordinanza di rigetto del gip, che ribalda le conclusioni raggiunte finora dalla magistratura – la ricostruzione della vicenda più probabile e ragionevole appare essere quella dell’omicidio su commissione, attuato per impedire che le notizie raccolte da Ilaria Alpi e Miran Hrovatin in ordine ai traffici di armi e rifiuti tossici avvenuti tra l’Italia e la Somalia venissero portati a conoscenza dell’opinione pubblica italiana». Da allora sono passati dieci anni e si è tornati al punto di partenza: né un movente né gli esecutori. Eppure negli anni, 24 in tutto, è stato detto di tutto, è stato fatto di tutto per impedire che si arrivasse alla verità. È alla portata di tutti, l’ultima intervista fatta da Ilaria al sultano di Bosaso Abdullahi Moussa Bogor. È chiaro quello che stava cercando Ilaria. Lo ha anche confermato lo stesso Bogor l’8 febbraio del 2006 alla Commissione parlamentare d’inchiesta. Nel corso dell’intervista – durata tre ore e di cui arrivano in Italia solo 20 minuti di girato - Ilaria chiede al sultano di Mugne, della nave sequestrata, degli scandali della cooperazione italo-somala, delle armi, dei rifiuti tossici seppelliti lungo la strada Garoe-Bosaso. Tutti argomenti affrontati e confermati da Bogor. Sultano finito nel registro degli indagati, la cui posizione è stata successivamente archiviata, quando si è occupato di indagare il pm Pititto. Lo stesso che decide, dopo aver assunto l’incarico, di riesumare il corpo di Ilaria per effettuare l’autopsia. Autopsia che non era stata eseguita al rientro della sua salma in Italia. È lo stesso Pititto che riesce a far arrivare, attraverso la collaborazione con la Digos di Udine e la fonte confidenziale, i due testimoni oculari: la guardia del corpo e l’autista. Ma due giorni prima che questi venissero interrogati, Pititto viene sollevato dall’incarico. Perché?
Serena Marotta
domenica 8 aprile 2018
Palermo, presentazione del libro “Ciao Ibtisam. Il caso Ilaria Alpi di Serena Marotta”
Comunicato stampa
Palermo,
venerdì 13 aprile 2018 – Sarà presentato alla Rai di
viale Strasburgo, 19, a Palermo, venerdì 13 aprile alle ore 18.00, il libro dal
titolo “Ciao, Ibtisam! Il caso Ilaria Alpi” della giornalista palermitana Serena
Marotta. Un’inchiesta quella ricostruita dall’autrice che descrive questi 24
anni di depistaggi sul caso Ilaria Alpi e Miran Hrovatin uccisi a Mogadiscio il
20 marzo 1994. Ancora oggi non si è arrivati a punire i responsabili del duplice omicidio,
ma si è arrivati a delineare il movente. Quello dell’inviata del Tg3 e del suo
operatore Miran Hrovatin è stato un «omicidio su commissione, attuato per
impedire che le notizie raccolte da Ilaria Alpi e Miran Hrovatin in ordine ai
traffici di armi e rifiuti tossici avvenuti tra l’Italia e la Somalia venissero
portati a conoscenza dell’opinione pubblica italiana». Intanto il prossimo 17
aprile si attende la decisione sull’archiviazione del caso. Richiesta di
archiviazione avanzata dalla Procura di Roma.
Relatori
e qualifiche
Salvatore
Cusimano direttore sede regionale Rai per la Sicilia
Alberto
Samonà giornalista e scrittore
Serena
Marotta giornalista e scrittrice
Mariangela
Gritta Grainer già Presidente dell’Associazione Ilaria
Alpi
Fabio
Gagliano editore Informazione libera
Liborio
Martorana editore Informazione libera
Mario
Tralongo fondatore associazione informazione libera network
Salvatore
Ciulla fondatore associazione informazione libera network
Fabrizio
Vasile scrittore e ideatore eventi culturali
Il
libro
La prefazione del libro
è stata realizzata da Mariangela Gritta Grainer (già Presidente
dell’Associazione Ilaria Alpi) e la postfazione da Fabio Gagliano (medico e
scrittore). «Ibtisam» è la traslitterazione della parola araba che significa
sorriso. La scelta del titolo nasce dal desiderio di fare un omaggio a Ilaria
Alpi, inviata del Tg3, che amava il mondo arabo. Ilaria che tutti ricordano
proprio per quel sorriso che non l’abbandonava mai. Ilaria Alpi era una persona
determinata, una «signora giornalista», una persona semplice e generosa. Ha
tanto voluto quel viaggio, il settimo, l’ultimo. Con lei il 20 marzo 1994, a
Mogadiscio, c’era l’operatore Miran Hrovatin di Videoest di Trieste. Quello è
stato il loro ultimo viaggio. Sono passati ventiquattro anni da
quell’esecuzione avvenuta per le strade di Mogadiscio. Ventiquattro anni senza
conoscere la verità, tra depistaggi, false dichiarazioni, ritrattazioni. Ci
sono stati tre processi e una Commissione parlamentare d’inchiesta per tentare
di dare un volto e un nome a chi ha voluto questo duplice omicidio. Due tesi
opposte si sono fronteggiate in questi anni: quella della sparatoria
conseguente a un maldestro tentativo di rapina, nel quale emerge la figura del
capro espiatorio Hashi (il somalo che è stato incarcerato ingiustamente per
quasi 18 anni e al quale adesso è stato riconosciuto un risarcimento pari a tre
milioni di euro) contro quella, ben più consistente, di un attentato
premeditato per bloccare le inchieste che Ilaria stava conducendo in terra
somala su un coacervo di traffici illeciti di armi e rifiuti, scomode anche per
l’Italia. “Ciao, Ibtisam” mette insieme i tasselli di un mosaico. Una storia
che ha visto susseguirsi e precedere una serie di morti sospette. Il libro si
apre con il racconto di quei momenti: l’agguato a Ilaria e Miran. Dal secondo
capitolo, invece, incomincia a tracciare il percorso seguito dagli inquirenti
che si sono occupati delle indagini sino ad arrivare al processo di primo grado
del 1999 contro il somalo Hashi Omar Hassan. Per passare poi a delineare i
fatti di cronaca del periodo in cui viene commesso il duplice omicidio. Quindi
si parla dei due processi, quello della Corte d’Appello del 20 ottobre 2000 e
d’Appello-bis del 10 maggio 2002, che vedono imputato ancora lui: Hashi, detto
“Faudo”. La penultima parte è dedicata invece al lavoro della Commissione
parlamentare d’inchiesta sul caso Alpi-Hrovatin. Infine, l’ultimo capitolo
ricostruisce le tappe di Ilaria e Miran nei dieci giorni trascorsi in Somalia:
Mogadiscio, Balad, Merca, Johar, Bosaso, Gardo, Bosaso, Mogadiscio. Al libro è
allegata la lettera che Giorgio Alpi, padre di Ilaria, ha scritto nel 2008 per
ringraziare Serena Marotta per il «grande contributo a non dimenticare» svolto
con il lavoro di questo libro, allora pubblicato come tesi di laurea.
Informazioni
sull’autore
Serena Marotta è nata a
Palermo il 25 marzo 1976. Ciao, Ibtisam è il suo primo libro. È una giornalista pubblicista, laureata in
Giornalismo. Ha collaborato con il Giornale di Sicilia e con La Repubblica, ha
curato vari uffici stampa, tra cui quello di una casa editrice, di due
associazioni, una di salute e l'altra di musica, scrive per diversi quotidiani
online ed è direttore responsabile del giornale online radiooff.org.
Appassionata di canto e di fotografia, è innamorata della sua città: Palermo.
Casa
editrice
Informazione libera è
nata a Palermo il 9 febbraio 2018. L’idea è di un gruppo di professionisti, tra
medici, insegnanti, creativi, artisti, giornalisti per dare spazio alla
creatività, a chi ha voglia di esprimersi, di disegnare con le parole. Chi ha
voglia di raccontare, di esprimersi raccogliendo le proprie idee: inchieste,
racconti, gialli e molto altro, tutto in
un contenitore meraviglioso: il libro. Una casa editrice che non ha grandi
pretese, se non quelle di dare voce a chi ha una passione e la vive forte sulla
propria pelle.
La
storia della casa editrice
“Dove esistono una
voglia, un amore, una passione, lì ci sono anch’io”. Lo diceva Giorgio Gaber ed
è questo lo spirito che anima la redazione di Radio Off, nata dall’idea e dalla
passione per il giornalismo, per la cultura, per il sociale, per la legalità.
Un progetto che è iniziato a partire dal 2013 ma che ha visto la sua attuazione
solo nel 2016. Così a dicembre del 2015 è nata l’associazione, “Associazione
informazione libera network” e a luglio del 2016 le prime trasmissioni radio e,
in contemporanea, anche il giornale online “Radio Off”. Da allora Radio Off è
sul web: www.radiooff.org e sui social.
Contatti
Serena Marotta tel.
392.1468313
e-mail:
semarotta@yahoo.it
Iscriviti a:
Post (Atom)



